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The Big Money: si possono ancora fare webserie per divertirsi

Venerdì, 2 dicembre 2016


Nell'hinterland romano un gruppo di ragazzi mette in scena un thriller comico: al centro di tutto pare esserci una tormentata eredità...

C'era un tempo in cui la webserie era un gruppo di amici con una telecamera, una passione e un account su YouTube da riempire. C'era un tempo dove a fare le webserie ci si divertiva, perché si era in pochi, pochissimi, e tutto sembrava così semplice e genuino.

Quanto è cambiato il panorama da quel periodo, il giardino dell'Eden delle webserie, un posto dove bastavano tanta volontà e una buona idea. Oggi invece siamo pieni di format Tv visti, rivisti e abusati, zeppi di ex presunti VIP, riciclati come serie web e parcheggiati su YouTube in attesa di un insperato successo, prodotti fatti con lo stampino, serie fatte male che pensano di essere capolavori del genere. Sembra che non ci sia più nessuno che faccia le cose per divertirsi e che siano tutti impegnati a rincorrere the big money.
Tutto questo, oltre che per fare l'aggancio con il titolo della webserie di cui parleremo, è per lodarne principalmente lo spirito. The Big Money deve fare ancora strada per essere un'ottima webserie. Ma la domanda vera è: deve proprio esserlo? Deve rischiare di diventare un prodotto standardizzato e lontano dalle tipicità webseriali?

La storia, messa in scena dai quattro autori/sceneggiatori/attori Alessandro de Paolis, Claudio Baldacci, Claudio di Addezio, Eugenio Nuzzo è per ora un po' confusa: nel pilot vediamo il romanissimo George, alle prese con il trasporto di un misterioso "pacco", legato forse a quello che trasporta nel bagagliaio dell'auto...




Il trailer ci dice qualcosa in più, ma resta della confusione, che viene parzialmente abbattuta nel primo episodio. Recitazione, riprese e audio accettabili, ma sulla comicità c'è da lavorare ancora: il navigatore HAL 9001 (cogliere la citazione) è una macchietta comica perfetta (limitandoci al pilot), ma a mio parere è quando la serie sfocia in un forzato nonsense che si perde un po' di ritmo.

Ma, come anticipavo prima: è davvero importante? The Big Money è un buon prodotto per essere puramente amatoriale. Chiaramente gli autori lo promuoveranno, proveranno a proporlo a qualche canale più istituzionalizzato o a ricavarci i famosi big money, ma se non dovessero riuscirci (gli auguriamo chiaramente il contrario, di trovare sponsor e produttori che permettano loro di portare avanti il progetto migliorandolo e facendolo crescere in qualità e ritorni) in fondo che importa? Quello che possiamo imparare da The Big Money è che si possono ancora fare webserie per divertire e divertirsi, per sperimentare e imparare, per mettersi alla prova senza troppe pretese. E per fortuna c'è ancora chi ce lo ricorda. Bravi!

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Federico Mulas,
World Wide Webserie
@Feda_3
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