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10percento - Quando il desiderio è un/in ascensore

Giovedì, 11 febbraio 2016

"10percento", la prima Qwebserie per Instagram, è targata BaDhOLE e racconta la seduzione tra donne, ambientandola in un ascensore. Ne abbiamo parlato con la sceneggiatrice Milena Paulon.

Siamo un gruppo di 5 donne militanti, resistenti e insistenti che all’occorrenza possono diventare anche 500”. Si leggono queste parole sul sito delle BADhOLE  (Badòle), il collettivo italiano tutto al femminile nato dall’incontro di cinque torinesi con la passione del cinema.
Badhole deriva dall’epiteto torinese «badòla», che significa grossomodo “persona un po’ tonta, pasticciona”, ma in questo caso è tutto il contrario; questo gruppo di donne ha infatti all’attivo 14 anni di attività, 8 cortometraggi 3 documentari, 2 serie web e ben 27 premi vinti a livello nazionale e internazionale.
L’ultimo progetto ha visto la nascita di una delle prime webserie italiane realizzate per Instagram: 10percento, composta da 100 puntate da 10 secondi l’una, online dal 18 novembre 2015.

Niente scenografia, movimenti limitati, massimo potere agli sguardi come al dialogo e soprattutto la breve durata, rendono 10percento un esperimento ben riuscito, tentato fino ad ora non molto spesso.

10 percento sono Lisa e Daria, due donne con caratteri opposti  che rimangono chiuse in un ascensore bloccato, ma è anche, tradizionalmente, la percentuale di persone omosessuali nel mondo.
Divertente emozionate e provocatoria, la webserie affronta un tema caro alle BaDhOLE, ovvero la seduzione tra donne, in un luogo che è per antonomasia una delle fantasie più diffuse. 

Per saperne di più su questo progetto webseriale, abbiamo intervistato la sceneggiatrice delle BaDhOLE: Milena Paulon.

  1. Come nascono le storie che raccontate nei vostri video?
    Nascono dalle nostre chiacchiere (4 donne che si ritrovano settimanalmente a cena, possono produrre decisamente tante chiacchiere) e anche da quello che viviamo tutti i giorni, che sentiamo sull'autobus della nostra città e, in generale, da tutto quello che ci procura emozione e/o indignazione.

  2. Perché creare una webserie per Instagram?
    Perché no? Scherzi a parte, perché dopo aver realizzato una serie web più “canonica” per stile e distribuzione - Re(l)azioni a catena - abbiamo pensato a una nuova sfida di linguaggio e anche di visibilità. Con Instagram, ad esempio, abbiamo raggiunto un pubblico molto più giovane che non conosceva i nostri lavori precedenti e che ci ha scoperte proprio grazie a 10percento. 

  3. Quali sono state le difficoltà nello scrivere una webserie per Instagram?
    Volevamo uscire dal concetto di sitcom a scenetta, e la durata di pochi secondi rappresentava un rischio concreto in questo senso. La sfida, e quindi anche la parte più complicata, è stata quella di riuscire a raccontare una storia che avesse un inizio, uno svolgimento e una fine, come si trattasse di un film.
    Poi ci sono state le difficoltà di tipo tecnico, ma di questo io, in quanto sceneggiatrice che usa la biro come strumento 2.0 più estremo, non so parlare.

  4. “10percento” affronta un tema a voi caro - la seduzione tra donne - e presente in altri vostri lavori. Avete mai ricevuto critiche per questa scelta?
    Raccontiamo le storie che ci appartengono con onestà e sincerità e questo credo sia trasmesso dai nostri lavori. Per questo forse non abbiamo mai ricevuto critiche per le nostre scelte. Devo dire però che non parliamo solo di rapporti tra donne, ma in generale di tutto quello che ruota attorno alle donne, ad esempio la discriminazione di genere nel lavoro, nelle rappresentazioni quotidiane e anche in quelle artistiche. Parliamo di stereotipi e dei danni che può fare il linguaggio (come ad esempio in uno dei nostri primi lavori, il cortometraggio Guerra e Pacs, ancora così tragicamente attuale).

  5. Tocchiamo un tasto dolente; la vostra prima webserie, “Re(l)azioni a catena”, è stata realizzata grazie al crowdfunding. “10percento” invece?
    Fino ad ora tutti i nostri lavori sono stati realizzati grazie al sostegno “dal basso”, utilizzando il crowdfunding, ma anche il “porta a porta” delle tante serate organizzate in giro per l’Italia da Associazioni e movimenti LGBT in primis, ma non solo. Un altro grande contributo ci è arrivato dai festival in cui abbiamo vinto dei premi sia in denaro che, talvolta, in servizi. Ci piacerebbe fare il salto e trovare una produzione magari fatta da donne coraggiose; lanciamo un appello.

  6. Il titolo “10percento” ha un duplice significato, come peraltro "Re(l)azioni a catena" nascondeva un gioco di parole. E il vostro stesso nome deriva da  un epiteto torinese. È una filosofia che si può applicare alle vostre storie, il fatto che ci sia sempre una doppio livello di significato?
    Sì, ci piace davvero molto giocare con le parole, dimostrare come le parole siano importanti e come usarle in un modo anziché in un altro, possa determinare differenze sostanziali. E poi sì, il doppio livello c’è sempre anche nei contenuti che raccontiamo: da una parte i toni leggeri della commedia e dall'altra i temi importanti della nostra società.

  7. Recentemente la vostra webserie ha ricevuto una  nomination  ai Diversitylab per la categoria WEB – Miglior produzione video. Quanto c’è ancora da fare in Italia in materia di diritti civili? Quanto è grave il problema della discriminazione ?
    Siamo davvero orgogliose della nomination ai Diversitylab perché iniziative come queste sono fondamentali per il nostro Paese, la visibilità è fondamentale, “urlare” che ci siamo, che esistiamo, perché l’invisibilità, la mancata rappresentazione è la prima forma di omofobia. Io personalmente, ma anche noi come BADhOLE, ogniqualvolta abbiamo avuto la fortuna e l’onore di essere coinvolte in progetti di sensibilizzazione e di visibilità soprattutto con i giovani, e abbiamo partecipato con entusiasmo e convinzione. Uno su tutti, vorrei citare il progetto meraviglioso de "Le cose cambiano" portato avanti in Italia da Chiara Reali. Proprio in questi giorni si sta discutendo al Senato la Legge Cirinnà sulle unioni civili, un primo timido passo verso l’uguaglianza. Sono fiduciosa, è ora.

  8. Quali sono i prossimi progetti delle BADhOLE?
    Intanto far conoscere il più possibile 10percento e questo, non avendo appunto una produzione alle spalle, è un vero e proprio lavoro per noi. Dopo l’uscita delle puntate su Instagram, ora stiamo lavorando alla diffusione attraverso i festival internazionali (soprattutto quelli, sempre più numerosi, dedicati alle serie web).
    Per quanto riguarda nuovi progetti, ancora non c’è nulla di concreto, ma di sicuro c’è che ci piace cambiare sempre, osare e puntare in alto. Non siamo donne da seconda stagione.

  9. Sei mai rimasta chiusa in ascensore con una persona attraente?
    Premetto che io ho il terrore degli ascensori, tanto è vero che ho scritto una serie per me di fantascienza dato che vivo al quarto piano senza ascensore! L’ultima volta che ho preso l’ascensore è stato proprio durante le riprese di 10percento; era il primo giorno di set, stavamo portando su tutto il materiale e l’attrezzatura, quando il maledetto si blocca con dentro me, 3 luci lupo, una parte del catering e il truccatore. Il truccatore, capite il dramma? Attraente era attraente, ma non precisamente il mio tipo. A tutte voi, invece, auguro di incontrare Daria e Lisa.
Dopo aver visto 10percento, ammetto che sfrutto ogni occasione per prendere un'ascensore. Sarà per questo che sono ingrassata!
A parte scherzi, consigliamo vivamente la webserie lasciandovi qui sotto i link di riferimento:

Instagram: www.instagram.com/10percento/
Facebook : facebook.com/BADhOLE-Video









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